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Mons Regalis
L’Opera del Duomo

per soli, coro, orchestra da camera, strumenti etnici e voci recitanti.
di Salvino Leone e Lucina Lanzara

Salvino Leone testi
Lucina Lanzara musiche
Massimo Sigillò Massara orchestrazione e armonizzazione del coro

Alessandro Valenza direttore

voci
Julie Kench
Lucina Lanzara

SeiOttavi
Elisa Smeriglio soprano
Alice Sparti mezzosoprano
Chiara Castello contralto
Vincenzo Biondo tenore
Kristian Andrew Thomas Cipolla tenore
Massimo Sigillò Massara baritono
Vincenzo Gannuscio basso

Joshua Frederich Ross tenore
Costanza Bellante soprano

Innovative String Quintet
Luciano Saladino violino
Michele Campo violino
Francesca Anfuso viola
Andreea Timiras violoncello
Giuseppe D’Amico contrabbasso
Giuseppe Mazzamuto marimba

fiati
Benedetto Basile flauti traversi
Giuseppe Viola sax soprano, clarinetto,
clarinetto turco, chalumeau, kaval e whistles

percussioni e strumenti etnici
Michele Piccione percussioni siciliane,
duduk, zampogna e marranzani
Rosario Punzo percussioni mediorientali

voci recitanti
Maurizio Spicuzza
Laura Geraci
Yousif Latif Jaralla
Salvo Piparo
Stefania Sperandeo

Massimo Genchi revisione dei testi in siciliano
Giorgio Di Maria e Myriam Leone
revisione dei testi in latino e greco
Giuseppe Viola revisione delle partiture

Fabrizio Altavilla foto backstage
Antonio Macaluso video backstage

Maurizio Curcio ingegnere del suono

Angelo Leone segretario di produzione
Lucina Lanzara produzione esecutiva
Casa Musicale Sonzogno editore

Carta da Musica ufficio stampa

L'opera

L'opera

Nel corso di una cena natalizia, nel 2008, Lucina Lanzara esprime a Salvino Leone il desiderio di comporre un messa da eseguire alla settimana di Musica Sacra di Monreale. Salvino, dopo averci pensato un po' ha un'idea improvvisa ma che si rivelerà determinante. Perché non scrivere appositamente un'opera per Monreale? Potrebbe costituire la più degna celebrazione di quest'opera unica nel suo genere. Anzi proprio "L'opera del duomo" con la sua voluta ambivalenza tra il termine musicale e quello edilizio riferito alla sua fabbrica potrebbe esserne il titolo. Lucina accoglie col suo consueto entusiasmo la proposta che fa sua immediatamente caricando ulteriormente Salvino che, ritiratosi in campagna per alcuni giorni, ne esce con la prima stesura del testo.

La trama
L’opera si divide in due parti. Nella prima si raccolta la storia del duomo, partendo dalla suggestiva leggenda dell’apparizione della Madonna a Guglielmo il Buono. Seguono le vicende propriamente storiche come le regole astronomico-religiose secondo le quali il duomo viene costruito, il progressivo crescere della struttura e l’arrivo dei monaci benedettini. Nella seconda parte si celebra la struttura teologica che partendo dall’Antico Testamento arriva al Cristo Pantocrator e al suo Vangelo, e da questi si proietta lungo la storia della chiesa. Dalla bellezza dei mosaici conclude l’opera un messaggio di speranza per l’uomo d’oggi.

Mons regalis
L’attuale abitato di Monreale sorse intorno al Duomo che ne costituì l’elemento aggregante e fondativo. Sull’attuale sito, tuttavia, vi era nell’antichità un villaggio denominato Bulchar. L’intera zona era una grande riserva di caccia dei re normanni peraltro di grande importanza per la sua posizione strategico-difensiva alle porte di Palermo. Quindi, prima ancora della costruzione del duomo il monte era già in qualche modo “regale” essendo un luogo prediletto dal re le cui ambizioni di poter sedere sul trono di Bisanzio (Costantinopoli) non si erano mai assopite.

Il sogno di Guglielmo
Si tratta di un’antica leggenda, peraltro un topos comune a molte altre fondazioni analoghe. Questo costituiva una sorta di legittimazione soprannaturale alle ingenti spese necessarie alla sua costruzione e, forse, anche a un certo sfruttamento della mano d’opera, Non solo ma serviva anche a legittimare la fama di “buono” che circondava Guglielmo II e che tentava di far dimenticare quella di “malo” con cui sarebbe stato ricordato il di lui padre Guglielmo I. Non è escluso che parte del denaro utilizzato per la costruzione del duomo provenisse proprio dai bottini di guerra di Guglielmo il malo e venisse per così dire “ripulito” proprio con la costruzione del duomo. Questa, in realtà, sia pur ammantata di motivazioni religiose, aveva un forte significato politico inerente la supremazia del potere regale su quello ecclesiale.

Nel segno dell’oro
Il tema dell’oro è in qualche modo ricorrente essendo leggibile, in filigrana, in tutta la vicenda storica del duomo : dal suo leggendario ritrovamento che ne consente l’edificazione, alla cosiddetta «bolla d’oro» che il re depone sull’altare e che contiene numerosi privilegi e concessioni, ai circa 10.00 metri quadrati d’oro dei mosaici alla conca d’oro prospiciente la rocca su cui il tempio viene edificato. Ma l’ auri sacra fames di virgiliana memoria, diventa, nella magia del tempio non più elemento di contese e divisioni ma di pace e aggregazione tra i popoli.

Canone vitruviano
La collocazione geografica e gli spazi interni della chiesa non sono casuali ma rispondono a precisi criteri costruttivi fissati nel cosiddetto “canone” che risale a Vitruvio e che sono anch’essi messaggio, non meno delle immagini, anche se di più difficile lettura e interpretazione. In modo particolare nei molteplici simboli architettonici vengono reinterpretati fenomeni astronomici e geografici quali i solstizi, gli equinozi, l’orientamento della luce solare nei vari periodi dell’anno, l’inclinazione dell’asse terrestre ed altro ancora.

La fabbrica del duomo
Non sappiamo chi abbia ideato la costruzione del duomo, quali siano stati gli architetti, gli ideatori dei mosaici e persino le maestranze. L’intera costruzione, comunque costituisce una sorta di grande realizzazione simbolica dell’edificazione del tempio vivo costituito dalla Chiesa, come testimoniano alcuni riferimenti biblici riportati (alcuni dei quali, utilizzati liturgicamente nella dedicazione o consacrazione delle chiese).

Oltre le fedi
Proprio per quanto detto sopra il duomo diventa una grande sintesi di diverse fedi e sensibilità religiose: la fede cattolica visibile nell’austera e massiccia architettura normanna e nella pianta tipica della croce latina; la teologia bizantina presente nei moduli dell’iconografia musiva, nella raffigurazione dei personaggi, nell’uso simbolico dei colori; la fede islamica della maestranze probabilmente presente nei decori arabescati. Il brano ricompone secondo tipologie innologiche propria di ognuna delle tre tradizioni l’armonia orante dell’insieme.

L’offerta alla Vergine
Proprio in riferimento alla ricordata leggenda ma anche per un’effettiva devozione del re cristiano alla Madonna il duomo le viene dedicato e intitolato a Santa Maria Nuova.

Silentium
Per officiare al tempio Guglielmo fa arrivare un centinaio di monaci dall’abbazia benedettina di cava dei Tirreni. Per essi fa costruire l’adiacente monastero con l’annesso chiostro. Arrivarono a Monreale il 20 marzo 1176.

Rapsodia musiva
La concezione iconica del duomo e dei suoi mosaici è concepita come una reale Biblia pauperum. Lo spettatore del tempo, per lo più incolto, doveva avere la possibilità di cogliere nelle immagini il senso e la conoscenza della storia della salvezza. La struttura del duomo è profondamente cristocentrica.

L’attesa di Cristo.
Così, la navata centrale illustra l’Antico Testamento vedendovi una grande e lunga preparazione all’avvento del Messia. Dal retrofrontone di ingresso con l’immagine della Vergine panacrantos (cioè letteralmente “tutta assente da ogni frattura”) si svolge tutta la storia della creazione con particolare riferimento alla Genesi. Interessante nella creazione delle acque il volto di Dio che si intravede tra le acque, segno della presenza divina in ogni cosa. La creazione dell’uomo è raffigurata come un grande canale che da Cristo entra in comunicazione con l’uomo.
Il vangelo di Cristo. L’Antico Testamento prelude e si conclude con la venuta del Cristo (nella grande figura absidale del Pantocràtor). Da lì le navate laterali raffigurano alcuni dei più significativi episodi evangelici con particolare attenzione ai miracoli di guarigione rappresentati con grande realismo. Nella parte superiore del presbiterio la vicenda terrena di Cristo si conclude con la crocifissione che, tuttavia, non costituisce il maggior polo di attrazione teologica e visiva, peraltro secondo la visione bizantina del mistero di Cristo tutto incentrato sulla dimensione della glorificazione (trasfigurazione-resurrezione-ascensione-discesa dello Spirito).

La chiesa di Cristo.
Dalla vicenda storica di Cristo nasce la Chiesa qui espressa nelle due grandi figure di Pietro e Paolo le cui più significative vicende biografiche sono rispettivamente illustrate nei due transetti. Inoltre in più di 200 medaglioni sono raffigurati altrettanti santi che, a vario tiolo sono legati alla chiesa delle origini, alle chiese di Sicilia o alla chiesa del tempo.

Pantocràtor.
Indubbiamente la figura absidale del Cristo Pantocrator (lett. “Che ha potere su tutto, che tutto può”) è il centro iconico, teologico e visivo di tutto il duomo. Il grande gesto di apertura delle braccia più che immagine di potere suscita un senso di straordinaria solennità e, al tempo stesso di carità. Il libro sulla destra è aperto sulla pagina del Vangelo di Giovanni “Io sono la luce del mondo” ed è questa architettura della luce a pervadere tutto il Duomo. La benedizione cosiddetta “bizantina” della mano destra allude alla duplice natura del Cristo e alla sua persona trinitaria. Il manto blu è il colore della regalità mentre la tunica bruna (presente pure nell’abito della Vergine) quello dell’umanità (il bruno è il colore della terra, il blu quello del cielo). Il volto del Cristo è quello ieratico e consueto nell’icnografia bizantina, verosimilmente ispirato agli antichi modelli iconici derivanti dalla Sindone. Al centro dell’arco sovrastante la conca absidale è raffigurata la cosiddetta etoinìsia cioè l’attesa della nuova venuta del Cristo (parusìa) e del giudizio finale. Vi è uno scranno vuoto col manto regale blu appoggiatovi sopra (che richiama per certi versi anche l’abbandono del telo sindonico) e la croce retrostante.

In fiamme.
Nel 1811 un terribile incendio distrugge il soffitto a cassettoni della chiesa, parte del coro e delle strutture lignee del transetto, alcune tombe e danneggiando anche qualche mosaico. Tuttavia grazie alla solerte opere dell’arcivescovo Benedetto Balsamo e alle opere di restauro da lui intraprese, il duomo torna ad avere l’antico splendore.

Pulchritudo salutis
La nota frase dell’idiota di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo” trova, forse, nel duomo di Monreale, una delle sue più elevate espressioni. La teologia della bellezza, così presente nella religiosità cristiano-ortodossa e di chiara matrice bizantina sembra quasi concretizzarsi nella suggestione di questa grande sinfonia iconica. In questa luce il duomo di Monreale non rimane solo come straordinaria opera d’arte ma anche come irripetibile strumento di evangelizzazione.

Note degli autori
Anche se il nome delle composizioni, spesso, è l’ultima cosa che si scrive, in questo caso è stata proprio la prima. Mons regalis è venuto immediatamente alla mente come primo germe dell’opera trascinandosi, da subito tutta la carica di potente regalità che racchiude, dalle vicende storiche dei re normanni alla grandezza dell’impianto architettonico ma soprattutto alla straordinaria regalità del Pantocràtor che abbraccia non solo il duomo ma il tempo, la storia e tutti i visitatori. Era proprio questa la sfida dello scrivere un’opera su Monreale che, volutamente, inquadrasse il duomo sotto un profilo prettamente religioso lasciando appena trasparire in filigrana la complessità della sua genesi storica, il senso della cattedrale più che quello della fortezza. Si doveva quindi elaborare un testo fruibile per il grande pubblico ma che trasmettesse la solenne enfasi dell’insieme, un’opera che potesse trasmettere la profondità del messaggio teologico racchiuso tra le tessere dei mosaici ma al tempo stesso fosse comprensibile al moderno ascoltatore. Occorreva peraltro intelaiare le parole anche con la forte connotazione interculturale che il duomo racchiude, divenuta oggi di straordinaria attualità e testimoniare la molteplicità di tradizioni linguistiche e culturali che si erano avvicendate. Per far questo si è fatto ricorso all’uso del latino (che si ritrova nel canto iniziale e nella regola di San Benedetto) a un canto greco-bizantino e a un canto arabo, tutti appositamente “pensati” per quest’opera. E per una maggiore fruibilità ma anche per una doverosa “inculturazione” si è pensato di affidare a un cuntastorie la traduzione in un linguaggio filologicamente rigoroso (costruito secondo la koiné del siciliano letterario) ma al tempo stesso di immediata comprensione proprio come la biblia pauperum che le immagini raffigurano.

Salvino Leone

A distanza di mesi questo testo di Salvino Leone continua a stupirmi, ad interpellarmi, a raccontarmi le meraviglie del Duomo di Monreale. L’istinto creativo mi ha trascinata indipendentemente dalla mia volontà; dopo una grandissima fatica iniziale, le note sono venute via via naturaliter pensate per suonare e far suonare in quell’incredibile magico tempio. E mi sento onorata ogni volta che la mia musica da vita ai quei versi così densi, così ricchi di Storia e Amore. Mi sono mossa nei meandri delle culture che hanno attraversato la nostra Sicilia, nel tempo e nello spazio, nella scelta dell’organico misto e nelle melodie. Ho voluto la presenza della nostra tradizione senza tralasciare la mia impronta personale. Per le orchestrazioni e le armonizzazioni del coro ho scelto Massimo Sigillò Massara, perché fuori da schemi precostituiti avrebbe compreso la mia ratio, sottesa, ancora inespressa. Ed è stato così, superando le attese. Il mio grazie speciale va a Piero Ostali della Casa Musicale Sonzogno, che con una sensibilità fuori dal comune ha creduto nel germe di quest’Opera, facendola vivere, dandole la Luce. Mi sento piccola, piccola, piccola e riconoscente. Dedico questo lavoro al mio Papà.

Lucina Lanzara

Cercare di dare forma alla musica non è facile… A volte si parte da un punto, sicuri di arrivare là dove ci si aspetta, e arrivati in fondo si scopre di essere arrivati altrove. Scoprire che un luogo ha un suono e che si può cercare di trasmettere ad altri, l’idea e l’emozione del luogo, nel suono, è davvero incredibile. Cercare di rendere quanto più chiaro possibile il testo profondo e complesso, che scorre in melodie opportunamente litaniche; fare entrare l’ascoltatore nella dimensione mistica di un’opera geniale come il Duomo di Monreale attraverso i suoni di un ensemble orchestrale, mi è sembrato e mi sembra ancora un lavoro impossibile… Ho cercato di dare forma alle idee di Lucina e Salvino attraverso il filtro delle mie orecchie interne, sperando di avere interpretato nella giusta direzione, e che questa arrivi dritta a coloro che ascolteranno Mons Regalis.

Massimo Sigillò Massara

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29 Ottobre 2014
LA CONFERENZA SPETTACOLO AL GOLDEN DI PALERMO

Teatro Golden, Via Terrasanta n° 60 Mercoledì 19 Novembre 2014 ore 9.00 (tutto esaurito) ed alle 11.30 + Mar 2 Dic. GUARDA! http://youtu.be/l2HpWXl9AX8 INFO Giorgia Görner Enrile Tel.: 3332038126


29 Ottobre 2014
LA CONFERENZA SPETTACOLO AL GOLDEN DI PALERMO

La Conferenza musicale multimediale in forma di spettacolo sarà presentata da Lucina Lanzara Teatro Golden, Via Terrasanta n° 60 Mercoledì 19 Novembre 2014 ore 9.00 (tutto esaurito) ed alle 11.30 + Mar 2 Dic. GUARDA! http://youtu.be/l2HpWXl9AX8


29 Settembre 2014
LA CONFERENZA MULTIMEDIALE APPRODA A PALERMO

Domenica 12 Ottobre alle ore 19.00, nella strepitosa cornice di Palazzo Steri, verrà presentata ufficialmente la conferenza multimediale che prende i passi da Mons Regalis. Replica il 19 novembre al Teatro Golden.Ingresso libero.


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